25 Aprile, anche quest’anno la festa è al BBQ – Porco del Conero.

Gi appuntamenti del 2018 diventano tre, il 25 Aprile, il 1^ Maggio e, novità del 2018, il 2 Giugno. Dopo il grande successo delle scorse edizioni, Raval Family torna ad organizzare il grande BBQ alle Cantine Moroder (via Montacuto 121, Ancona). Con street food, musica e paesaggi mozzafiato.

Per il sesto anno consecutivo torna con la primavera il BBQ – Porco del Conero, la festa fatta di musica, grigliate e street food per tutti i gusti nella splendida cornice delle Cantine Moroder & Agriturismo Aiòn, fra vigneti, colline e azzurro del mare nel Parco del Conero. Sono tre gli appuntamenti organizzati quest’anno dalla Raval Family di Ancona. Quelli tradizionali del 25 Aprile e del 1^ Maggio, a cui si aggiunge – novità – l’evento del 2 Giugno, sulla scia del successo delle scorse edizioni che hanno richiamato miglia di persone da tutte le Marche e non solo. Tanto da rendere questa festa l’evento più seguito, ed imitato, del territorio. La Raval Family, oltre a gestire i locali Raval e Ravaletto di Piazza del Plebiscito di Ancona, è impegnata nell’organizzazione dell’Ancona Street Food Festival e di tanti altri eventi.

Come e quando

Si inizia a mezzogiorno e si continua fino a mezzanotte. La partecipazione è gratuita in un ambiente con piste da ballo, tavolini. Ci sono poi tanti prati intorno dove distendersi per vivere la scampagnata fuori porta col cibo servito alla festa. Per i posteggi, c’è il servizio navetta continuo e gratuito dal parcheggio dello stadio del Conero. Il BBQ unisce le atmosfere campagnole e marchigiane ad una visione europea del party, con sound elettronici, reggae, socializzazione. Dove anche i bambini sono i benvenuti. La formula quest’anno è stata esportata anche a Bologna: il 13 maggio è in programma un quarto BBQ – Porco di Maggio, alle cantine Palazzona di Maggio di Ozzano dell’Emilia, in collaborazione con Eventeria.

Cosa si mangia, si beve, e si balla

Il 25 Aprile alle Cantine Moroder si parte dal cibo di qualità e prodotti del territorio. Una grande grigliata troneggia al centro della festa con intorno altre proposte. Come il punto AIA con pizza al forno a legna e piatti misti vegetariani e non. Il “punto fritto” di Chicco d’oliva Velenosi e, novità, il Furgoncino, all’insegna del cibo da strada. Il tutto annaffiato dal vino delle Cantine Moroder e dai cocktail del Raval. Per il caffè c’è “BellaKup”, un corner bar a forma di grande caffettiera, con gli amari della Distilleria Varnelli. Se il cibo è il re della festa, la musica è la regina. Le piste da ballo sono due e si suona principalmente elettronica con dj sempre diversi. Si inizia il 25 Aprile coi  REDD (Raval Electronic Dance Department). Il 1^ Maggio la proposta musicale è di quelle travolgenti, coi ragazzi di roBOT Festival, famosi a Bologna per le loro esibizioni al Link. Il 2 Giugno tocca a VodkatroniK. La musica reggae si ballerà nei tre festoni sulla seconda pista, coi dj della Reggata del Conero, capitanati da Deejay Alpha.

Le giornate sono accompagnate dal servizio di volontari della Protezione civile e dei vigili del fuoco, per un divertimento all’insegna della tranquillità per giovani e famiglie. La raccolta della plastica è organizzata col Punto riciclo,per mantenere pulito l’ambiente.

 

Scatti dall’edizione 2017!

BBQ ll forno a legna BBQ la grande grigliata BBQ la grande grigliata

Ravaletto, si riapre. Anima e menù della “locanda marchigiana”

Il bancone della locanda coi suoi bislacchi murales. Al muro, tante bottiglie Moroder

L’inverno sta finendo, la pioggia se ne va? Speriamo. Che però le rondini prima o poi torneranno è dato certo. Ce lo mostrano segnali inconfutabili. Come la riapertura del Ravaletto. Sì, è ufficiale, giovedì 8 marzo si ricomincia. Si aprono le porte, si accendono le luci, la cucina torna ad essere una fucina di piatti caldi e freddi, il bancone del bar un’inesauribile fonte di bevande, bibite, vini e liquori squisiti. Mentre sotto ai drappi della tenda parasole di piazza del Papa si riaffaccerà un’umanità varia, a raccontarsela e a mangiarsela attorno ai tavoli, fino a tarda notte, con un po’ di musica che scorre in sottofondo. E balli e canti nelle serate più di festa, quando la piazza dà il meglio di sé e il locale si trasforma in un una locanda foderata di specchi e di colori, (splendono sul muro del bancone i murales di Ozmo realizzati per una passata edizione del festival Pop Up), un microscopico porto dello strampalato underground marchigiano, una boa presso cui ormeggiare, nelle serate quando si gironzola in città senza vera meta e senza troppi perché nella testa. Tanto poi a fare il resto ci sono le persone che si incontrano.

Anche per questa nuova stagione il Ravaletto riconferma la sua vocazione. Quella di “locanda marchigiana” nel cuore del centro storico. Al bancone Alessandro Vecchietti, che da quest’anno sarà aiutato dalla giovane Debora Canuti. Ai fornelli, nella cucina a vista, torna all’opera un cuoco che conosce a fondo la tradizione del mangiare locale fra colline e mare, e le sue possibili rivisitazioni e variazioni in chiave moderna. Lo chef è Massimo Mangialardo, il suo soprannome è Old school. Dietro alle vetrate della cucina lo si può scorgere all’opera, – come è capitato a chi scrive- mentre imbastisce un ripieno dei ravioli impastando con braccio nerboruto stufato di cinghiale e mascarpone, mentre il profumo sale intenso e fa impazzire il naso di gioia.

Al Ravaletto insomma pulsa il cuore delle Marche, è una vocazione ruspante che strizza l’occhio a licenze moderniste, in una sfida aperta dal 2014. (I più affezionati ricorderanno che prima il locale funzionava come un bancone da supermercato: quando sul cursore compariva il numero corrispondente alla propria comanda, si andava al bar a ritirare i piatti.) Oggi chi cerca specialità o drink di impronta più internazionale li trova tutti nell’adiacente Raval, locale fratello del Ravaletto. Stanno uno di fianco all’altro come due occhi di uno stesso volto che guardano dentro la Piazza e le sue secolari dinamiche, diurne o notturne che siano.

 

Dagli aperitivi alla cena, solo cibo marchigiano scelto.

Solo prodotti che arrivano da vicino

Nella cucina a vista del colorato Ravalletto si sforneranno anche quest’anno manicaretti dagli ingredienti a kilometraggio bassissimo. Pane e pasta sono fatti in casa, e quindi via con gli gnocchidi ricotta, i maltagliati, gli strozza presti, i ravioli di pesce o di cinghiale (solo le tagliatelle sono già confezionate). Le verdure arrivano dalla azienda agricola Il lago nella valle di Monte San Vito. Salumi e carni da Agrifactory di Osimo. Per i olive all’ascolana  e tutto i frittini di qualità ci si rifornisce da Chicco d’Oliva, piccola azienda dell’Ascolano attiva anche nel fronte dello Street Food Festival. Il pesce e quello battuto all’asta al porto di Ancona, quindi è fresco e viene dal Mandracchio, al congelato si ricorre solo laddove non se ne può fare al meno. Si inizia con gli aperitivi, verso le 18,30 poi arriva l’ora di cena, che si protende anche a tarda serata. Massimo e colleghi restano saldamente operativi ai fornelli fino alle undici di sera.
Ad annaffiare tutte queste pietanze ci sono bevande anche esse regionali. Disponibilità costante di bottiglie Moroder, coi grandi classici bianchi e rossi delle vigne nostrane. Una volta a settimana poi, in un’ideale parata di eccellenze enologiche, il bancone ospita una nuova cantina. Si inizia con Mancini. Non mancano le birre naturalmente, anch’esse di marca locale: arrivano dal birrificio fabrianese I beer. Per la liquoristica c’è tutta la gamma completa della Distilleria Varnelli, orgoglio dell’entroterra e dei suoi Monti Sibillini. E come analcolici bibite e spume Paoletti, che è una centenaria azienda ascolana.
Il bar abbassa la serranda solo quando sono ormai le due di notte.

 

 

“Qui se magna”, col menù 2018 del Ravaletto

Un gran tagliere è sempre un piacere.

Ma vediamo al dunque. Cioè al menù con cui il Ravaletto apre il 2018. C’è di che essere curiosi.

Aperitivo / Antipasti di carne e di pesce

Olive Ascolene e Cremini fritti

Tagliere di salumi e formaggi, accompagnati dalla confetture Sigi.
Tavolozza di baccalà. Ovvero una composizione di baccalà marinato, polpette di baccalà impanate di paprica e pane e baccalà mantecato.

Primi di carne

Tagliatelle di coniglio in bianco. Ecco un grande classico della cucina marchigiana.
Gli gnocchi con la papera.
Ravioli ripieni di cinghiale e mascarpone, serviti su una base di scalogna, pomodoro fresco e scaglie di pecorino di fossa.

Primi di pesce

Tagliolini scampi e pesto.
Strozzapreti granchi e nocchie.

Secondi di carne

Quaglie in camicia, cotte in tegame a fuoco lento, con pomodoro, olive taggiasche e camicia di pancetta.
Filettino di maiale al Rosso Conero.
Fritto misto marchigiano, che – secondo i canoni della tradizione – comprende chiodini di carciofo impanati, olive e cremini, bistecca di agnello, filetto di fegato, carne di pollo e di maiale.

Secondi di pesce

Coda di rospo in camicia di pancetta affumicata prezzemolo olive, semi di finocchio e una punta di vino bianco.
Fra i contorni, eccole verdure saltate, i frittini e gli spinaci e le erbe di campo.

Dolci

Semifreddo al kiwi e al mango.
Semifreddo alla nutella e mascarpone.

Per prenotazioni al Ravaletto, potete telefonare allo 071 232 0951

 

Marco Benedettelli

Paure, frontiere e progresso per chi è “A corto di diritti” | Piccola recensione di una delle serate simbolo di Corto dorico

Anche quest’anno cortometraggi e attenzione al reale si stringono la mano in “A Corto di diritti”, serata di Corto dorico con la partecipazione di Amnesty International. Un appuntamento che la Raval Family segue con partecipazione.

Nella foto, Marta Marzocchi, dell’equipe di Corto dorico, che mostra un talismano porta fortuna: il troll che è in tutti noi.

La paranoia da bomba terroristica, il richiamo e le diaboliche lusinghe del Daesh, il viaggio epico e infine tragico verso l’attraversamento dei confini, il trauma insanabile dei desaparecidos, lo strazio dei profughi, i diritti dei trans gender – persone che nel loro corpo racchiudono il senso della frontiera. Per capire i tempi in cui viviamo, una serata come “A Corto di Diritti” è uno spazio prezioso, che mette a fuoco certi nodi e vi getta uno sguardo attraverso, con la lente dell’arte. In questo caso quella cinematografica.

Le opere proiettate il 5 dicembre sullo schermo del Ridotto delle Muse, nell’ambito di Corto dorico,  sono state selezionate dagli attivisti di Amnesty International, fra quelle che concorrono al Premio Amnesty International per il miglior cortometraggio sui diritti umani. Nel solco di un gemellaggio collaborativo con l’associazione Nie Wiem (ideatrice e organizzatrice del festival) che continua da anni. Per portare, almeno fra il pubblico che frequenta le sale e ama i linguaggi artistici, un segnale di resistenza e solidarietà.

Presenti in sala, oltre al direttore artistico del festival Roberto Nisi, anche il presidente di Amnesty Marche presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. E poi lo staff di Nie Wiem, attivisti per i diritti umani di vario tipo: operatori, artisti, consulenti legali, comunicatori e giornalisti attivisti, e soprattutto persone sensibili all’argomento e dalle antenne dritte. Si cerca, sempre e senza vergogna, di capire dove va il mondo. E credere ancora nel progresso, dei diritti e della collettività, a partire da chi è messo all’angolo e umiliato.

Si è aggiudicato il premio il cortometraggio A State of Emergency, di Tarek: due soldati francesi all’alba delle stragi terroristiche del 13 novembre 2015, a Parigi si trovano alle prese con una valigia sospetta. La paura che sia una bomba scatena un microcosmo ansiogeno che quasi degenera in panico e quindi reazione aggressiva e violenta. Solo un vecchio clochard alcolizzato, con le sue parole, sarà in grado di ribadire i diritti inalienabili della gente comune, che non vuole farsi risucchiare dal terrore.

 

Luigi Socci, nostro concittadino poeta e performer, si aggiudica il premio Ciampi 2017

Di lui i critici, fra le molte analisi, hanno detto che è il poeta dell’”ironia tragica” e del “comico assoluto”. Dei testi nati anche per “parlare in maschera”, per fare ridere “a denti stretti”. Quindi è una notizia che fa battere le mani soprattutto a chi si rispecchia nel mondo del circo e dei maghi da fiera, quella della vittoria di Luigi Socci al premio Piero Ciampi Valige Rosse 2017, Città di Livorno. E che come medaglia prevede la pubblicazione di una nuova plaquette dell’autore, “Prevenzioni del tempo”, presto nelle librerie. Un riconoscimento più che meritato per questo autore di vastissimo sapere, non solo letterario, ma anche cinematografico, musicale e di arte contemporanea. Socci da sempre, ad Ancona e per chi ci abita, è un instancabile agitatore culturale: dal festival poetico La punta della lingua, organizzato con l’associazione Nie Wiem, ai numerosi Poetry Slam convocati in città. Riguardo agli slam, oltre a esserne scafato performer e “cerimoniere”, il nostro concittadino è stato fra i primissimi a portare in Italia questa competizione basata sull’oralità, ed è uno dei direttori artistici del campionato italiano della Lega Italiana Poetry Slam (L.I.P.S.) Marche-Umbria. Per chi ancora non conosce la sua opera, si cerchi in libreria “Il rovescio del dolore” (Italic Pequod, 2013).

Complimenti a Luigi Socci per la vittoria all’importante Premio Ciampi, e benvenute alle nuove poesie del suo “Prevenzioni del tempo”.

L’armonia su un pentagramma di farina

Esiste un blog gestito da due ragazze dal grande sorriso, dedicato a ricette, cibo amorevole ed a informazioni sul vivere sano ed equilibrato. Pentragrammi di farina è scritto a quattro mani tra le Marche, più precisamente Ancona, città in cui vive Daniela e Londra dove invece si trova in trasferta lavorativa Alessia. Al centro del progetto l’idea di una alimentazione sana e consapevole, prodotti di qualità a km 0 e realtà locali virtuose: ingredienti, materie prime locali e ricette nazionali ed internazionali trovano spazio tra le pagine di questo spazio che è ottima fonte d’ispirazione per chi cerca leggerezza e qualità nella propria vita. Numerose sono anche le collaborazioni che le vedono impegnate su molti fronti, ma meglio farsi raccontare da loro direttamente cosa fanno e dove vogliono arrivare.

Raccontateci chi siete e che cosa è Pentagrammi di Farina

Eccoci qui, siamo Alessia e Daniela due marchigiane amiche da sempre, ci siamo conosciute all’età di 3 anni con indosso il grembiule a scacchettini bianco e rosso, e da allora è nata una profonda amicizia, iniziata scambiando costruzioni e pan di stelle. Da quel momento ci siamo legate come due fili rossi e nonostante la distanza fisica (Ancona – Londra) e le difficoltà che a volte anche il digital può creare, troviamo sempre nuovi intrecci per ritrovarci. Il blog Pentagrammi di Farina è il nostro progetto, nato tre anni fa dalla passione condivisa per cibo, convivialità, prodotti locali e dalla voglia di raccontali. Amiamo le cose semplici e autentiche, quelle fatte con passione.

Che temi affrontate nel blog?

Abbiamo deciso di distinguerci dagli altri blog che affrontano il tema “food”, di blog di ricette ce ne sono tantissimi e anche molto interessanti a cui ci ispiriamo, ma vogliamo comunicare qualcosa di diverso. Come ogni blog che si rispetti vi raccontiamo di noi e come recita il nostro motto “every food has a story” noi vi vogliamo raccontare proprio le storie di ciò che ruota attorno al food: produttori, materie prime di qualità, eccellenze e locali dove vi consigliamo di fermarvi a mangiare!  Vi raccontiamo la storia di quei produttori locali (più o meno a km zero), che siamo andati a conoscere personalmente, a cui abbiamo chiesto di narrarci il loro percorso e le scelte che hanno dovuto affrontare, magari anche difficili, per preservare la qualità dei prodotti e convivere nel mercato con chi percorre altre strade più semplici. Ci piace andare al cuore delle storie e vedere il volto di chi sta dietro ai prodotti e che, con fatica e perseveranza, prosegue nel cammino dell’autenticità, intrecciando tradizione e innovazione. Il nostro obiettivo è di promuovere uno stile di vita sano che passa attraverso la cura per se stessi a tutto tondo, quindi anche attraverso l’alimentazione. Sosteniamo una cultura alimentare sana, con il giusto equilibrio di tradizione e innovazione, e lo facciamo anche attraverso ricette semplici e originali con l’utilizzo di materie prime di cui conosciamo l’origine, la produzione e la lavorazione. Molte sono preparate con ingredienti naturalmente senza glutine, e poi ci sono ricette vegetariane e vegane, che si alternano a preparazioni meno rigorose, più adatte agli stravizi della colazione o del pranzo della domenica!! La cucina è per noi anche uno scacciapensieri, un modo per rilassarsi mentre si prepara da mangiare per le persone che amiamo. E infine ci piace portare anche i nostri lettori in giro per i locali, eventi e ristoranti che frequentiamo, in particolare a Londra con la nostra rubrica Londra gluten free, con la quale incuriosiamo tanti a visitare la città scoprendo locali top per brunch o il best street food, per godere appieno della lifestyle londinese, anche per chi è celiaco o intollerante al glutine.

A chi vi rivolgete con il blog?

Pentagrammi di Farina si rivolge a tutti i curiosi, gli appassionati e soprattutto ai meno creativi che cercano spunti sempre nuovi per una cucina più salutare.  Come dicevamo prima il nostro obiettivo è quello di trasmettere ed essere portavoci di una cultura dell’alimentazione sana, della necessità di mangiare con consapevolezza e per questo aiutando i lettori nella ricerca di produttori e prodotti con elevati standard di qualità, rispetto per le materie prime e tempi di lavorazione. Al giorno d’oggi siamo abituati ad essere sempre di corsa, mangiare al volo quello che capita senza essere consapevoli di quello che stiamo mettendo nel nostro corpo. Ed è per questo che le nostre ricette sono pensate con pochi e semplici ingredienti di qualità, per mostrare a tutti che mangiare bene non richiede grandi sforzi né di essere chef! E poi ci rivolgiamo ai produttori locali e a chi abbiamo voglia di raccontarsi: siamo disponibili per venirvi a conoscere e ad assaggiare nuovi prodotti.

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